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giovedì 15 marzo 2012





Dicevo tempo fa dell'amore per il ricamo Bandera.....Da tempo la mia amica/collega PK mi parlava di una deliziosa signora da cui lei , già "in quiescenza"(ah ah...termine squisitamente burocratese per definire gli statali in pensione ), andava a ricamare. E in quel tempo stava ricamando Bandera con un solo filo....splendido!! Mi raccontava di questo ambiente piacevolissimo dove, oltre a ricamare, si chappettava e si facevano pause tè /caffè con dolcetti.
Motivo in più per sognare la pensione. Infatti, a settembre del 2006, appena mollata la scuola, mi sono precipitata da Gisella e da lì non mi sono più schiodata!! Già perchè Gisella si è rivelata una bellissima persona, è diventata per me una cara amica e da lei, e grazie a lei, si è creato il martedì un gruppo molto unito di ricamatrici amiche. Malelingue sostengono che siamo alquanto rumorose ma produciamo anche molto!!! E abbiamo anche organizzato pranzi, viaggi e stage di ricamo in montagna....ma ve ne parlerò più avanti....Intanto eccovi alcune foto che parlano da sole!!!!

domenica 11 marzo 2012

Un giorno, gironzolando sul web, ho trovato questa divertente preghiera adatta a noi donne che vogliamo invecchiare bene.
Qualcuno, chissà quando, l'ha scritta sulla base della preghiera che i bambini Americani , già nel 18° secolo recitavano prima di andare a dormire.....
Now I lay me down to sleep,
I pray the Lord my soul to keep,
If I shall die before I wake,
I pray the Lord my soul to take.

domenica 26 febbraio 2012


Retirement = World's longest coffee break!!
Come è vero!!! Pausa caffè iniziata nel 2006 (12 kg in meno ) alla "cenadipensione" con i colleghi
p.s. anche la mia vicina, e si vede dall'espressione, iniziava il break!!




giovedì 23 febbraio 2012

Io amo molto questa poesia di Costantinos Kavafis

Le candele

Stanno i giorni futuri innanzi a noi
come una fila di candele accese,
dorate, calde e vivide.

Restano indietro i giorni del passato,
penosa riga di candele spente:
le più vicine danno fumo ancora,
fredde, disfatte, e storte.

Non le voglio vedere: m’accora il loro aspetto,
la memoria m’accora del loro antico lume.
E guardo avanti le candele accese.

Non mi voglio voltare, ch’io non scorga, in un brivido,
come s’allunga presto la tenebrosa riga,
come crescono presto le mie candele spente














Nel tempo ho continuato a ricamare a puntocroce tanto per mantenermi in esercizio ma senza farne una passione. La vita mi offriva alternative gratificanti e il lavoro mi occupava molto.
Dopo 20 anni nella stessa sede ho cambiato scuola e, senza accorgermene, ho cominciato a cambiare anch'io. Molti cassetti nella mia vita si sono chiusi e........omissis........ e un giorno ho scoperto il ricamo Bandera, attraverso gli allievi!! Sì perché dal Comune e dal Museo del Tessile, questi sono stati coinvolti in brevi corsi e io mi sono proposta come insegnante accompagnatrice.
L'anno successivo mi sono iscritta ad un corso dove ho prodotto due cuscini.E' stato un amore a prima vista (peraltro come tutti gli amori, si è già ridimensionato ed ha lasciato posto ad altro)


Dove ero arrivata? Ah sì...ai maglioni per il Min ,e non solo perché la competizione con le amiche virtuose della lana era frenetica.
E poi....stop, basta. Dopo la laurea la vita si è ispessita (non il punto vita...quello ha cominciato a ispessirsi più avanti negli anni) Lavoro (io ,che dalla prima elementare alla fine del liceo ho sempre odiato e per nulla cordialmente la scuola, ci sono caduta a capofitto e ci sono rimasta per più di 30 anni!!!!), impegni, amori, viaggi, conflitti e così via e per un po' ho smesso di dedicarmi alle arti muliebri (quelle dell'ago e dei ferri da calza intendo!) .
Qua e là intanto riemergeva la memoria del punto croce (zia Mariuccia dal Perù ci faceva pervenire tovaglie bellissime da lei ricamate) e poi le amiche iniziavano a diventare mamme (e io zia) e allora ho cominciato a incrociare fili su tessuto Aida. Pian piano (mica tanto piano a pensarci) è diventato un hobby che mi ha portata a produrre bavaglini, asciugamani, quadretti per la cameretta, cuscini et similia da donare perlopiù a piccole vittime inconsapevoli ma anche a madame che si sdilinquivano in complimenti e ringraziamenti (povere!).
Il crosstitch però mi ha anche aiutata a superare lunghe attese "penelopiche" (non chiedetemi chiarimenti in merito,grazie), e mi ha intrattenuta nelle serate in cui non c'erano compiti da correggere o non uscivo e durante le lunghe sedute di chiacchiere politiche o di autoanalisi ( "che fole" direbbe mio padre) con qualche amica .
E ora resistete fino alla prossima puntata quando scoprirete attraverso quali peripezie sono arrivata allo stato attuale di "grande brodeuse d'Italie" che è una benemerenza che poche ottengono!!!




tempo fa i miei modelli erano ben altri..........








Mamma sarta (solo per la famiglia dopo il matrimonio) quindi tessuti, fili, aghi, spilli, forbici ecc. giravano perennemente per casa e, soprattutto, tanti avanzi di stoffe di tutti i colori e generi.Ne consegue che uno dei miei passatempi preferiti, dopo la lettura, era cucire vestiti per le bambole o bandiere per giocare "agli indiani" con mio fratello. E poi, come per la maggior parte delle bambine di allora, pezzi quadrati di cotone su cui era stampato un disegno facile.... e via col punto erba !

Tutte queste cose mi piacevano molto....fino a che,alla scuola media, ho iniziato le lezioni di "economia domestica" durante le quali (e a casa come compito) si dovevano ricamare punti ajour e cose simili e qui, proprio perché mi veniva imposto, ho avuto la prima grossa crisi di rigetto.

Il colpo di grazia mi è stato poi assestato quando, a Verzuolo (dove papà era maresciallo dei caramba) per evitare che passassi le giornate a giocare in piazza mamma mi ha spedita dalle suore della Burgo (la cartiera,sì) perchè imparassi a ricamare. Tregenda!!! Non solo non si poteva parlare ma dovevamo pregare o cantare mentre impugnavamo gli aghi. Inutile dire che, nel giro di pochi giorni, mi hanno cacciata perchè non riuscivano a domare la mia già allora incontenibile "verbal diarrhoea".

Per anni basta aghi, poi all'università, un po' grazie al femminismo ma anche per imitazione delle amiche virtuose, ho cominciato a lavorare a maglia........... povero il Min che,volente o nolente, riceveva in dono maglioni irlandesi da me fatti con amore(??) ed era costretto a sfoggiarli per evitare le mie rimostranze.Peraltro, tanto per farmi sapere quanto li apprezzava ,li indossava per qualche minuto a ferragosto con una temperatura intorno ai 35° per dimostrarmi che non erano utili!!!

(segue nella prossima puntata)